Ecosostenibilità nel sud est asiatico

Ecosostenibilità nel sud est asiatico

Pubblicato il: 11/09/2019 / Autore: Tiziana Segato / N. visualizzazioni: 27
Ecosostenibilità nel sud est asiatico

Questo lavoro accurato è stato realizzato da due studenti nel giugno 2019 su nostro invito, per verificare la situazione nei paesi considerati “del terzo mondo”. Il risultato è in evoluzione.

Ecosostenibilità nel sud est asiatico

 

Paesi Trattati

 

-     Thailandia

-     Vietnam

-     Singapore

-     Indonesia e Malesia: la questione dell’olio di palma

-     Filippine

-     Laos

-     Cambogia

-     Myanmar

-     Brunei

 

Alla regione del Sud-est asiatico contemporaneo si è sempre riservata poca attenzione; questo rappresenta il motivo principale per il quale abbiamo deciso di far vertere la ricerca proprio su questi paesi un po’, potremmo dire, sconosciuti. Brunei, Cambogia, Indonesia, Filippine, Laos, Malaysia, Myanmar, Singapore, Thailandia e Vietnam danno vita all’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico (ASEAN); organizzazione politica, economica e culturale fondata nel 1967 con l’obbiettivo di promuovere l’assistenza e la cooperazione tra i vari paesi membri. Seppur questi stati facciano parte della medesima area geografica e organizzazione, l’asimmetria di potere che si crea nel momento in cui i dieci paesi vengono presi singolarmente è enorme. Non solo dal punto di vista dei sistemi politici, Thailandia e Myanmar oppressi da dittature militari e Malaysia, Filippine e Indonesia con elezioni libere democratiche, anche per quanto riguarda il piano economico c’è una forte disparità. Infatti, la ricchezza di Singapore (ai primi posti della classifica mondiale in termini di PIL pro capite, con 57.714,30 USD registrati nel 2017 dalla Banca Mondiale) e Brunei convive con la povertà di Cambogia, Myanmar e Laos. È stata, per l’appunto, proprio questa poca consapevolezza riguardo questi paesi che ci ha portato ad interessarcene a tal punto da approfondire, non solamente la loro cultura e politica, ma anche il loro rapporto con la sostenibilità.

Sempre più spesso si parla di sostenibilità e di come poterla vivere ogni giorno anche nelle azioni più piccole: fare la raccolta differenziata, spegnere la luce quando si esce da una stanza utilizzare il meno possibile la plastica sono piccoli gesti quotidiani, piccoli cambiamenti di abitudini che portano il miglioramento della vita di tutti, animali, natura e uomini, e consequenzialmente alla vita del singolo individuo. Anche quando si viaggia, si dovrebbe pensare all’ambiente e quindi alla sostenibilità. Ed è per questa ragione che la nostra presentazione si interessa principalmente del rapporto che questi paesi hanno con essa.

I prodotti turistici sostenibili sono quelli che agiscono in armonia con l’ambiente, la comunità e le culture locali, in modo tale che essi siano i beneficiari e non le vittime dello sviluppo turistico.

Il turismo sostenibile è quindi quello capace di soddisfare le esigenze dei turisti di oggi e delle regioni ospitanti prevedendo e accrescendo le opportunità per il futuro. Tutte le risorse dovrebbero essere gestite in modo tale che le esigenze economiche, sociali ed estetiche possano essere soddisfatte mantenendo l’integrità culturale, i processi ecologici essenziali, la diversità biologica, i sistemi di vita dell’area interessata.

Il turismo sostenibile guarda quindi al futuro: si tratta di un insieme di pratiche e scelte che non danneggiano l’ambiente e favoriscono uno sviluppo economico durevole, non danneggiando i processi sociali locali, ma contribuendo al miglioramento della qualità della vita dei residenti. Economia, etica e ambiente sono i principi fondamentali su cui si basa il turismo sostenibile.

Da un sondaggio fatto nel 2017 su 11mila utenti di 11 Paesi diversi da booking.com risulta che il 65 per cento degli interpellati ha espresso l’intenzione di soggiornare nell’anno del survey in una struttura ecosostenibile e il 34 per cento ha riferito di averlo già fatto l’anno precedente. A sorpresa i cinesi (93 per cento), i brasiliani (83 per cento) e gli spagnoli (80 per cento) sono i viaggiatori più propensi a scegliere strutture alberghiere di questo tipo. In Italia, secondo un rapporto della fondazione UniVerde presentato lo scorso febbraio alla Borsa del turismo di Milano, il 55 per cento quando programma un viaggio si pone il problema di fare scelte che non danneggino l’ambiente e, tra questi, il 44 per cento dichiara che è un’esigenza avvertita negli ultimi anni. Ma, precisa la ricerca, i più attenti programmano la vacanza ecosostenibile

«pensando alla meta, al mezzo di spostamento, alla struttura da prenotare».

Un turismo sostenibile è rispettoso delle comunità locali e delle tradizioni. Tutelare la natura significa lasciare il più possibile i luoghi visitati come li si è trovati ed esserne guardiani, scoraggiando comportamenti scorretti, anche dalle imprese turistiche. È importante sostenere l’economia del posto acquistando prodotti originali a un prezzo equo e non comprando merci proibite dalle leggi internazionali (avorio, per esempio).

Anche stare attenti alla propria salute può aiutare le comunità locali e per questo la regola principe è di essere ben informati sui luoghi da visitare, le loro leggi e tradizioni locali.

 

 

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