Conosciamo Bali: gente, modi e riti

Conosciamo Bali: gente, modi e riti

Pubblicato il: 30/04/2018 / Autore: Tiziana Segato / N. visualizzazioni: 267
Conosciamo Bali: gente, modi e riti

Una delle cose che più colpisce chi vive da viaggiatore questa parte di mondo chiamata Indonesia è il coacervo di elementi naturali, spirituali e culturali che sin dall’arrivo all’aeroporto di Denpasar lambisce nei primi momenti chi sbarca.

Gli odori di natura e di civiltà si mischiano; fiori, incensi e benzina. Ma quello che colpisce è la gente di questo luogo.

Bali è un mix variegato di sensazioni.

Non è solo la Bali dei negozi. Anzi. Di quella ci si satura in fretta. Bali è la gente. Non solo Kuta e i suoi Jalalan (viali) trafficatissimi e colmi di negozietti o di negozi di Dolce e Gabbana, bensì la vita oltre il turismo, che è una delle basi economiche di questa regione.

Mi è capitato di osservare sulla lunga Kuta Beach gli addetti al salvamento (penso 1 ogni 1.000 persone) che al fluire  e al defluire della marea si percorrevano la loro porzione di spiaggia per spostare le bandierina di segnalazione delle “acque sicure” , mentre i ragazzi delle “scuole di surf” sulla spiaggia insegnavano ai turisti come vivere “un mercoledì da leoni” …a modo loro. Dalla mattina sino al tramonto, che tanti hanno fotografato.

La gente e la natura. Il connubio scontato si dice in località turistiche come queste. Ma qui il rispetto reciproco è la base della vita.

Le farfalle multicolori, le scimmie e i pipistrelli nelle aree della foresta pluviale (in città non se ne vedono mai), le risaie, i pescatori e la gente sono il patrimonio di quest’angolo di mondo dove si riesce a vivere con 1000 euro al mese.

I loro sguardi sembrano puntare sempre avanti. Sia per spiritualità o per indole.

Templi, funzioni religiose , uomini dediti alla spiritualità sono il patrimonio di quest’isola.

Un giorno, durante la mia ultima permanenza lì, ho trovato incastrato ad arte sul paracolpi del motorino che avevo noleggiato e che era parcheggiato fuori casa, un cestino intrecciato con dentro fiori e piccoli doni.

Era una giornata di festa: la festa del metallo. E tutto ciò che è metallo veniva “festeggiato” ringraziando gli dei offrendo loro dei doni. Mi hanno raccontato che i doni non sono per gli dei buoni, bensì per ingraziarsi gli spiriti maligni. L’esatto opposto della nostra consuetudine ad accendere una candela ai nostri santi.

Ecco quindi che ogni mattina davanti a tutte le entrate dei negozi si trovano cestini votivi con lo stecco d’incenso acceso, che ora di sera sono ridotti a “schiacciatine”. Non per mancanza di rispetto ma perché la spiritualità è vissuta come la vita.

Il dono offerto a un essere superiore deve avere un aspetto gradevole e quindi ogni offerta, anche piccola, è un’opera d’arte. L’offerta è costituita sempre da cibo fresco disposto su una foglia di palma e decorato con un’altra foglia di palma, chiamata samplan, che contiene fiori, riso, incenso, pezzettini di frutta, ed altri regali. Dopo essere stata donata agli dèi l’offerta non può essere riutilizzata, e quindi i fedeli le rinnovano ogni giorno.

La stessa cosa accade sulle spiagge di fronte ai ristoranti che hanno un ingresso dal mare e che alle 5 iniziano a posare i loro tavoli sulla spiaggia (Jimbaran Beach) per la cena che seguirà.

Una cosa che stupisce è come si vive la morte. In altri racconti vi ho detto delle funzioni; dello spirito pubblico del funerale e della cremazione. Per noi un momento di celebrazione privato e di intenso dolore.

Per i Balinesi un momento pubblico. Il momento in cui il corpo si dissolve. Il corpo come puro contenitore perché l’anima si è già elevata.

Ecco perchè assistendo ad un funerale il mio atteggiamento fu di tenermi in disparte. Per rispetto al momento ed ai famigliari.

Ma con mio stupore invece fui chiamata ad avvicinarmi al corpo durante la cremazione, a fotografare, a testimoniare che un uomo era morto ma che solo il suo corpo era lì, il suo spirito era ben oltre. Era già passato per i tre templi del paese in processione circondato da tutti gli abitanti e in quel momento stava “solo” perdendo la sua fisicità.

 

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